venerdì 14 ottobre 2016

Una dottrina cabalistica dell'Eucarestia?





Scrivendo il post [1], mi sono imbattuto in [2], il capitolo 38 della FAQ dei Vegetariani Ebrei del Nord America, il quale affronta l'argomento del consumo di carne e della reincarnazione.

Molti ebrei (non tutti!) credono nella reincarnazione come parte delle dottrine cabalistiche (che non tutti ritengono divinamente ispirate), ed anche nella forma cabalistica la reincarnazione prevede che una persona possa reincarnarsi in un'animale.

Se questo accade, è un grosso guaio, in quanto il corpo di un animale non dà le stesse possibilità di compiere atti (mitzwot, al singolare mitzwah) che elevino l'anima (nefesh) di un corpo umano.

Che succede però se un essere umano (con anima umana) uccide un animale (con anima umana!) e se ne ciba? L'umano non è reo di omicidio - ha ucciso un animale, non un essere umano, ed anzi all'anima reincanatasi dentro l'animale fa un grande favore.

Infatti l'umano non assorbe solo la carne, ma anche l'anima dell'animale, e se usa l'energia portatagli dalla carne ingerita per una particolare mitzwah, il suo merito viene condiviso con l'anima che dava vita a quella carne.

Si ritiene che chi si sia reincarnato in un animale abbia commesso una grave trasgressione che abbia fatto scendere la sua anima sotto il livello umano - ma spesso c'è la via d'uscita: l'animale deve aspettare l'appuntamento con chi lo ucciderà o se ne ciberà per compiere  insieme con lui una mitzwah che espierà quella colpa.

Si narra che rav Yehuda Hirsch di Strettana (19° Secolo EV), prima di diventare appunto rabbino, fosse uno shokhet = macellaio rituale, e macellava con intenzione (kawanah) tanto pura, che stormi di colombe selvatiche andavano ad offrire il loro collo al suo coltello. Rav Ya'aqov Yitzchaq Horowitz, il "Veggente di Lublino", quando vide il miracolo, pregò il maestro del macellaio, rav Urele di Streslik, di farne un rabbino.

Ma rav Urele rifiutò, dicendo che in quelle migliaia di colombe c'erano anime di persone che dovevano reincarnarsi, ed il fatto che venissero a stormi da reb Yehuda per avere la loro occasione voleva dire che questo era il suo compito santo. Quando le colombe smisero di recarsi da reb Yehuda, rav Urele interpretò che il compito era finito, ed era ora che il macellaio diventasse rabbino.

E prima ancora si narrava che rav Yitzchaq Luria parlasse con le anime umane reincarnatesi negli animali, e che alcuni maestri chassidici fossero implorati dalle anime dagli animali che stavano per essere macellati perché la loro carne fosse usata per una mitzwah particolare, consentendo così a loro di reincarnarsi in forma umana.

Vuol dire questo che i chassidim erano tutti e sempre dei carnivori voraci e "professionali"? No: di uno di loro si narra che gli era passata la voglia di mangiar carne, e gli fu comunicato in sogno che ciò era accaduto perché il suo compito di elevare le scintille (nitztzot) di santità presenti nella carne era terminato - il chassid in questione divenne pertanto vegetariano.

Ed un argomento chassidico per il vegetarianesimo è che, via via che si avvicina l'era messianica (siamo nell'anno ebraico 5777; in teoria dovrebbe arrivare nel 6000), la necessità di elevare codeste scintille diminuisce, e quindi mangiar carne diventa sempre meno necessario.

Questa dottrina - che l'anima di chi mangia eleva quella di chi è mangiato - presume che chi mangia abbia già un livello spirituale assai elevato; se non è così, il rischio è invece che il confronto sia vinto dall'anima di chi è mangiato, che abbassa verso il suo livello l'anima di chi mangia.

E questo, così argomentano i cabalisti, motiva la massima del Talmud [bPesachim 49b] per cui l'ignorante non deve mangiar carne, mentre lo studioso della Torah può farlo; se la giustificazione halakhica è che l'ignorante può violare inavvertitamente le regole della kashrut, ben conosciute invece dallo studioso della Torah, la giustificazione cabalistica è che l'incontro tra l'anima dell'ignorante e quella dell'animale può nuocere ad entrambi - l'animale perde l'occasione di elevarsi, l'ignorante si abbassa.

Ed all'animale può capitare pure di peggio: secondo rav Nissim Mindel, citato in [2], se uno mangia un pollo, e con l'energia datagli dal pasto compie una malefatta, al momento del Giudizio l'anima del pollo gli rinfaccerà davanti al Tribunale Celeste: "Con che diritto ti sei preso la mia vita? Per rendermi complice di un crimine che altrimenti non avrei commesso?"

Il danno è per entrambi in questo caso, e tutto questo, secondo l'autore di [2], consiglia grande prudenza nel mangiare carne. E quando dice che i moderni allevamenti industriali sono l'ambiente meno propizio per sviluppare la kawanah = intenzione necessaria ad elevare anime e scintille, sfonda purtroppo una porta aperta.

Non può mai capitare che nel cibo ci sia un'anima di qualità superiore a quella di chi lo mangia? La qabalah non prevede questo caso, ma la lacuna, se colmata, potrebbe dare origine ad una dottrina cabalistica dell'eucarestia.

Certo, la prima attestazione di una credenza nella reincarnazione tra gli ebrei risale, secondo [3], ai caraiti (8° Secolo EV) ed a Sa'adia Gaon (9° Secolo EV - egli però la respingeva); e le dottrine della reincarnazione e delle scintille di santità da elevare qui citate si trovano nel pensiero di Yitzchaq Luria e Chayim Vital (16° Secolo EV), mentre il Nuovo Testamento ed i dogmi cristologici sono molto più antichi (1°-5° Secolo EV), ma vale la pena indagare, partendo magari da un altro passo talmudico citato in [4], bBerachot 40a [parentesi quadre del commentatore]:
Il frutto che Adamo mangiò [dall'Albero della Conoscenza del Bene e del Male] era grano [dacché il grano illumina una persona].
Preciso che questo articolo lo scrive l'Asperger molto interessat* a giocare con le idee, più che l'ebre* a cui una nuova forma di qabalah cristiana interessa poco. Però, perché non provare a svilupparla?

Raffaele Yona Ladu
Orgogliosamente ebre* ed Aspie

giovedì 13 ottobre 2016

Transumanesimo, Asperger, Giudaismo

[1a] Autismo: Aspie, il nuovo genere umano ( Parte 1 ) / Tanya Izquierdo Prindle

[1b] Autismo: Aspie, il nuovo genere umano ( Parte 2 ) / Tanya Izqierdo Prindle

[2] Mensa Italia - The High I.Q. Society

[3] Hadjadj: «Si va verso il transumano. La difesa della carne è propria del cristianesimo». Un’intervista a Fabrice Hadjadj di Leone Grotti

[4] Bijew Bijou: Neged/Contra Edith Stein

[5] Asperger ed etica, Kohlberg e qabalah

[6] Wikipedia (ENG) : Transhumanism

[7] Wikipedia (ITA) : Oltreuomo

[8] Wikipedia (ENG) : John Burdon Sanderson Haldane, FRS

[9] DAEDALUS, or Science and the Future / John Burdon Sanderson Haldane

[10] Wikipedia (ENG) : Eugenics

[11] J. B. S. HALDANE ON EUGENICS / By C. P. BLACKER, M.A., M.D.

[12] Heredity and Politics / J. B. S. Haldane, FRS

[13] Stanford Encyclopedia of Philosophy : Eugenics

[14] National Institutes of Health : U.S. National Library of Medicine : Genetics Home Reference : Asperger syndrome

[15] A Timeline of Transhumanism

[16] What is Transhumanism?

[17a] Humanity+

[17b] World Transhumanist Association

[18] Divenire 2 : Manifesto dei transumanisti italiani

[19a] Network Transumanisti Italiani H+

[19b] Estropico. Visioni del futuro

[20a] Associazione Transumanisti Italiani

[20b] Divenire. Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e sul postumano

[21]  GLI SPECIALI DI ESTROPICO. Tecnofascismo? No grazie.

[22] L'infiltrazione neofascista del transumanesimo italiano

[23] The Transhumanist Party

[24] Zoltan Istvan for U. S. President 2016

[25] La Carta dei Princìpi dei Transumanisti Italiani (2015)

[26] Il Network dei Transumanisti Italiani è lieto di ospitare sul proprio sito, nonché sottoscrivere, la seguente replica di Tommaso Tosi (Rivoluzione Transumanista) a un articolo recentemente apparso su Notizie ProVita e intitolato "Transumanesimo: l’approdo ultimo dell’ideologia gender":

[27] Wikipedia (ENG) : Frank Jennings Tipler

[28a] Wikipedia (ENG) : Pierre Teillard de Chardin

[28b] The Jesuit Priest Who Believed in God and the Singularity

[28c] Teilhard de Chardin and Transhumanism

[29] Jewish Bioethics of Transhumanism / JAKE MOROSHEK

[30] Transhumanism and the Body: The World Religions Speak

[31] Utopianism and Eschatology: Judaism engages Transhumanism / Hava Tirosh-Samuelson

[32] Beyond Otaku: Transhumanism and Judaism / Joshua Fox

[33] What Judaism Says About Reincarnation / By Rabbi Louis Jacobs

[34] Judaism and Reincarnation / Rabbi Shmuly Yanklowitz

[35] Jewish Vegetarians of North America : What about the Chassidic view that, when one is pious and performs Torah mitzvot, he or she elevates the animal by consuming its flesh, since the energy produced from the animal is used to perform mitzvot which the animal could not perform in any other way?

[36] Levels of Soul Consciousness / Moshe Miller

[37] Jewish Views of the Afterlife / Simcha Paull Raphael

[38] The Encyclopedia of Jewish Myth, Magic and Mysticism / Geoffrey W. Dennis 


L'essere umano non è contento di quello che ha, e nemmeno di quello che è. Molte persone vorrebbero essere migliori di quello che sono, e molti Asperger si chiedono se non starebbero meglio vivendo in mezzo ad esseri più razionali degli umani attuali.

Io non ho questa nostalgia (invecchiando mi sono convinto che gli umani abbiano capacità superiori a quelle che esprimono abitualmente, ma per loro è più facile adeguare i propri difetti a quelli altrui che stimolarsi a vicenda a dare il proprio meglio), ma non vedo niente di male a cercare di migliorare il genere umano.

Alcuni Asperger, come l'autrice di [1a] e [1b], vogliono proporre gli Aspie come prototipo del nuovo genere umano; io non ho quest'ambizione, perché, anche se sono orgoglioso del mio IQ di 156 (sufficiente per iscriversi al Mensa [2] - per un po' di tempo sono stato loro socio), che non potrei avere senza la Sindrome di Asperger, mi rendo perfettamente conto delle limitazioni che essa comporta: difficoltà nei rapporti sociali e nel controllo emotivo.

Però non vedo niente di male a voler migliorare il genere umano, al contrario di altre persone come [3], che agitano lo spettro del "transumano" e rischiano di patologizzare ulteriormente noi Aspie, in quanto noi non ci identifichiamo con il nostro corpo, ma semmai con la nostra mente (cosa che l'autore di [3] considera incompatibile con la sua versione del cristianesimo, che lui assolutizza tanto da credere che la verità coincida con esso).

Io considero il mio corpo il vestito delle mie anime (cosa che mi avvicina alla miglior qabalah - vedi [4] e [5]), e non vedrei niente di male a fare l'upload della mia mente/psiche/partzuf in un supercomputer che sarebbe il suo nuovo vestito e le permetterebbe di fare cose inimmaginabili con il mio corpo.

Il transumanesimo [6] è il ritenere che la specie umana attuale non sia il culmine dell'evoluzione, e che tale evoluzione possa essere guidata ed incoraggiata; ovvio riferimento culturale è al "superomismo" [7] di Friedrich Wilhelm Nietsche, ma il primo coerente transumanista può essere considerato John Burdon Sanderson Haldane [8], che nel suo saggio DAEDALUS : or Science and the Future [9], scritto nel 1923, propugnò l'ingegneria genetica e la fecondazione in vitro.

I detrattori del transumanismo vedono in esso una nuova forma di eugenetica [10], ma c'è una notevole differenza tra il transumanismo di Haldane (e successori) e l'eugenetica che devastò diversi paesi (non solo la Germania nazista!): quel tipo di eugenetica voleva impedire a coloro che riteneva difettosi di riprodursi, mentre Haldane, almeno a giudicare dalla recensione [11] e da quel che si può leggere su Google del libro [12], riteneva completamente sbagliata quest'idea, per motivi non solo etici ma anche biologici.

Semmai, lui voleva incoraggiare le persone "migliori" a figliare di più e la società a dare a tutti i mezzi per generare una prole "migliore" - pur ammonendo che non si può definire a priori cosa è "migliore" in assoluto dal punto di vista genetico, e diffidando perciò i governi dall'interferire nelle decisioni dei genitori.

Le persone dello spettro autistico possono dunque stare tranquille - i transumanisti non vogliono privarle della capacità di riprodursi; esistono ora i proponenti di un'eugenetica liberale [13], che vuole semplicemente consentire ai genitori di intervenire più incisivamente sull'assetto genetico dei figli - e qui occorre semmai chiedersi quali genitori (neuro)tipici vorrebbero avere un* figli* Asperger, potendo sceglierlo od evitarlo.

Va precisato oltretutto che, secondo [14], al momento non sono stati individuati geni per la Sindrome di Asperger - si è solo notata una certa familiarità; eliminare o promuovere la Sindrome di Asperger con l'eugenetica non è perciò attualmente possibile - ed Haldane osserverebbe che, se fosse di origine genetica, la neurotipicità o la neurodiversità potrebbero comunque ricomparire per mutazione.

Se Haldane è stato un precursore, ed altre utili informazioni sulla storia del transumanesimo si trovano in [15], il movimento transumanista attuale [16, 17a] si ispira soprattutto al pensiero di Max More, che così lo definì nel 1990 [16]:

Il transumanismo è una classe di filosofie della vita che cercano la continuazione ed accelerazione dell'evoluzione della vita intelligente oltre la sua attuale forma umana e le sue limitazioni umane attraverso la scienza e la tecnologia, guidate da principi e valori promotori della vita.

Una successiva definizione, che si trova sempre in [16], ma è attribuita ad Humanity+ [17a], alias World Transhumanist Association [17b], è questa:
  1. Il movimento intellettuale e culturale che afferma la possibilità e desiderabilità di migliorare fondamentalmente la condizione umana attraverso la ragione applicata, specialmente sviluppando e rendendo ampiamente disponibili delle tecnologie che sopprimano l'invecchiamento ed amplifichino notevolmente le capacità umane intellettuali, fisiche e psicologiche.
  2. Lo studio delle ramificazioni, promesse e pericoli potenziali delle tecnologie che ci permetteranno di superare le limitazioni umane fondamentali, e lo studio correlato delle questioni etiche implicate nello sviluppo e nell'uso di tali tecnologie.
Non cerco di approfondire qui tutti i problemi filosofici del transumanesimo (i link che vi ho fornito sono più che abbondanti); c'è però un problema politico.

Anche se la filosofia transumanista è compatibile con tutte le ideologie politiche (è stato fatto notare in [18] che tra i transumanisti c'erano autori di destra come Filippo Tommaso Marinetti e di sinistra come Jean-François Lyotard), in Italia c'è stata una scissione nel movimento transumanista per motivi politici.

Infatti nel 2010 il Network dei Transumanisti Italiani (NIT) [19a], con la sua blogzine Estropico [19b], si è staccato dall'Associazione dei Transumanisti Italiani (AIT) [20a], con la sua rivista web Divenire [20b], accusandola [21] di essersi lasciata infiltrare dal "sovrumanismo", una versione neofascista del transumanesimo.

Sono antifascista, e quindi quest'allarme non mi può lasciare indifferente; quello che posso dire è che entrambe le associazioni italiane [19a, 20a] aderiscono alla World Transhumanist Association [17b], ed è un caso unico al mondo che ci siano due associazioni transumaniste nel medesimo paese [22].

Negli USA esiste un partito transumanista [23], il cui fondatore Zoltan Istvan [24] è candidato alle presidenziali USA 2016 - ovviamente, non è che un transumanista americano sia tenuto a votarlo.

Delle associazioni italiane preferisco la NIT [19a] non solo per antifascismo, ma anche perché apprezzo moltissimo la sua Carta dei Principi del 2015 [25], che qui vi riporto con licenza Creative Commons (i grassetti sono originali):

1. Il progresso scientifico e tecnologico rivoluzionerà nei prossimi decenni la condizione umana, permettendoci di trascendere i nostri limiti naturali e di incrementare le nostre capacità fisiche e cognitive: grazie a biotecnologie e ingegneria genetica, nanotecnologie e robotica, intelligenza artificiale e neuroscienze, spezzeremo i nostri vincoli biologico-evoluzionistici emancipandoci da invecchiamento, malattia, sofferenza, povertà e ignoranza.

2. L'Uomo da sempre manifesta la tendenza a trascendere i propri limiti grazie agli strumenti tecnici che genera a partire da un'intelligenza auto-migliorativa, e non meramente adattativa. La tecnica è un fenomeno antico, e l'umano ne è stato già profondamente influenzato, non solo nelle sue dimensioni culturali, ma anche in quelle biologiche. Ciò che è cambiato, negli ultimi decenni, è la velocità con cui accumuliamo le nostre capacità di trasformazione, e il grado di intensità e di efficacia delle stesse.

3. Si sta diffondendo sempre più la consapevolezza che l’Uomo, grazie agli strumenti della tecnica, sia oggi in grado di ridefinire la propria condizione biologica. Attraverso il controllo del nostro stesso processo evolutivo, saremo in grado di scegliere il nostro destino. Questa presa di coscienza si pone al cuore della riflessione transumanista.

4. Emerge la possibilità, e – sosteniamo con forza – la desiderabilità, di superare l'evoluzione per selezione naturale, guidata dal cieco caso, e di approdare a un nuovo tipo di evoluzione, auto-diretta e finalistica, guidata dall'intelligenza.

5. Il Transumanesimo non è mera cronaca dell’innovazione tecnologica, né acritica apologia del cambiamento fine a se stesso, ma intende guidare in modo etico il progresso scientifico e tecnologico affinché sia funzionale alla nuova fase dell'evoluzione umana, caratterizzata dalla triade superintelligenza, superlongevità e superabbondanza.

6. Siamo consapevoli di come il passaggio all'evoluzione autodiretta non sia esente da rischi, che pertanto vanno attentamente considerati e pubblicamente discussi. A questo proposito, risulta imprescindibile una conoscenza scientifica di base, ampiamente diffusa nella società, affinché la discussione possa essere il più possibile informata.

7. I possibili rischi devono essere valutati con estrema attenzione e attivamente prevenuti (perché non ogni cambiamento implica progresso), ma non in una prospettiva paralizzante (perché ogni progresso implica cambiamento). È necessario basarsi su un approccio non precauzionale ma proattivo, eticamente responsabile ma non proibizionista, per affrontare al meglio il cambiamento radicale che ci aspetta.

8. Il Transumanesimo si pone quale baluardo culturale di fronte agli attacchi neo-oscurantisti dei fondamentalismi ecologici e religiosi, che vorrebbero la sottomissione dell'uomo a presunti limiti imposti dall’ordine naturale o dalla volontà divina.

9. Il Transumanesimo rappresenta il fronte avanzato dell’Umanesimo – e per questo rifiuta categoricamente qualunque tendenza anti-umanista, tecnofobica o tecnofila che sia – e si fonda su un approccio eminentemente scientifico e razionale, aperto al dialogo con tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’umanità.

10. La comune appartenenza alla grande famiglia umana – allargata a esseri umani potenziati, intelligenze artificiali, animali eventualmente potenziati, ecc.: tutti futuri figli dell’intelligenza umana – lungi dall'essere negata, va al contrario enfatizzata, così da preservare l'unità morale della Nuova Umanità, anche a fronte dell'inevitabile rottura, prima o poi, dell'unità biologica.

11. Il Transumanesimo, in quanto eticamente attento ai principi di uguaglianza e solidarietà, rifiuta una società di tipo esclusivamente individualista, in cui l'accesso alle nuove tecnologie dipenda dalle disponibilità economiche individuali, e dove la scelta del se e come potenziarsi derivi, esclusivamente e senza alcun tipo di regolamentazione, da una scelta di tipo individuale.

12. Il Transumanesimo, in quanto eticamente attento ai principi di libertà e autodeterminazione, rifiuta una società di tipo organicista e gerarchico, in cui le scelte siano demandate ai vertici, i ruoli siano rigidamente fissati su base biologica, e in cui l'individuo, privato del suo intrinseco valore, sia ridotto a semplice ingranaggio all'interno del meccanismo sociale.

13. Qualunque scenario in cui all’individuo non sia riconosciuto lo status di soggetto (fine), e sia nuovamente ridotto a semplice oggetto (mezzo), non solo va rifiutato per le sue conseguenze, ma va anche considerato come strutturalmente incompatibile con i principi transumanisti.

14. Sosteniamo un modello di società che rispetti la dignità e l'autonomia di ogni forma di vita autocosciente, e riteniamo che debba essere garantito un accesso universale ai vantaggi derivanti dalle tecnologie.

15. Futuri interventi sulla linea germinale o tecniche di ibridazione uomo-macchina non potranno essere lasciati né al totale arbitrio del singolo individuo (sulla base di un individualismo estremo) né al totale arbitrio della singola comunità (sulla base di un comunitarismo estremo). Andranno invece elaborate linee guida a livello sovranazionale che siano vincolanti per individui e per comunità.

16. Il Transumanesimo è fautore del benessere di tutti gli esseri senzienti, e riconosce l'uguaglianza e la libertà di tutte le forme di vita autocoscienti.

Due articoli ripeto qui, il 10 ed il 13, in quanto li ritengo fondamentali:
10. La comune appartenenza alla grande famiglia umana – allargata a esseri umani potenziati, intelligenze artificiali, animali eventualmente potenziati, ecc.: tutti futuri figli dell’intelligenza umana – lungi dall'essere negata, va al contrario enfatizzata, così da preservare l'unità morale della Nuova Umanità, anche a fronte dell'inevitabile rottura, prima o poi, dell'unità biologica.

(...)

13. Qualunque scenario in cui all’individuo non sia riconosciuto lo status di soggetto (fine), e sia nuovamente ridotto a semplice oggetto (mezzo), non solo va rifiutato per le sue conseguenze, ma va anche considerato come strutturalmente incompatibile con i principi transumanisti.
Ed apprezzo moltissimo la piccatissima risposta del transumanista Tommaso Tosi al reazionario sito ProVita, risposta che potete leggere in [26] - trovare una persona che spiega pubblicamente al Cardinal Bagnasco che cosa NON ha capito del Libro della Genesi non ha prezzo.

Sono molto contento che il transumanesimo sia visto come fumo negli occhi dalla gerarchia cattolica, anche se c'è un autore transumanista, Frank Jennings Tipler [27], che si ispira al gesuita Pierre Teillard de Chardin [28a, 28b, 28c], autore scomodo ma "ortodosso", il che fa pensare che la situazione possa cambiare.

L'ebraismo non ha una gerarchia che si impone a tutti i fedeli, anche se le varie denominazioni hanno degli organi legislativi le cui deliberazioni non possono essere ignorate dai loro aderenti; la maggior parte degli autori che ho trovato in Internet è contraria al transumanesimo - l'esempio più intelligente mi pare quello di Jake Moroshek [29], il quale ritiene lodevole costruire organi bionici, ma non l'eugenetica positiva, l'aumento delle capacità cognitive con l'impianto di chip, la creazione di intelligenze artificiali dotate di volontà autonoma, e di nuovi esseri senzienti - tutte cose che significano per lui (e per i passi biblici e talmudici che cita per ricondurre i problemi nuovi a problemi passati) usurpare il ruolo divino.

In [30] si affronta la possibilità di una vita fuori dal corpo, e si afferma che l'unico pensatore ebraico che avrebbe potuto apprezzarla sarebbe stato Maimonide, che non concepiva la risurrezione dei corpi come il ricongiungimento letterale del corpo all'anima, ma come il ricevimento di un corpo di diverso tipo, capace di durare in eterno - come potrebbe essere per noi la macchina virtuale di un computer.

L'autore vuole onestamente (e rabbinicamente) riconoscere l'esistenza di un pensatore autorevole che potrebbe dissentire da lui, ma la sua conclusione è comunque negativa: il corpo si deve curare, si può migliorare, ma non si può sostituire.

Idem in [31]: l'autrice riconosce che il transumanesimo deriva dall'apocalittica e dall'escatologia ebraica (e poi cristiana), ma il plauso per le biotecnologie (clonazione compresa) diventa disapprovazione per la possibilità di sostituire il corpo umano con un altro substrato.

Ciononostante, nel transumanesimo (come anche in molti movimenti utopistici - il più noto è stato il marxismo) c'è una percentuale di ebrei superiore a quella nella popolazione generale; un articolo interessante (ma non all'altezza dei precedenti detrattori che ho citato) sul tema è [32], che cerca di ricondurre il transumanesimo ai suoi antecedenti ebraici, e tratta di come esso potrebbe realizzare alcune aspirazioni dell'ebraismo.

Personalmente, credo che la chiave stia nella qabalah: se le anime dell'uomo possono reincarnarsi [33] (e non necessariamente in un corpo umano [34]! Alcuni ebrei ne traggono una motivazione per diventare vegani [35]!), significa che non è il corpo fisico a garantire l'individualità della persona, anche se è essenziale per una vita ebraica piena (reincarnarsi in un animale è considerato un bel guaio, perché il corpo di un animale non dà molte possibilità di compiere atti che possano elevare spiritualmente chi vi si è reincarnato).

Louis Jacobs, in [33], dice che secondo Gershom Scholem il concetto di tzelem = immagine serve ai cabalisti per spiegare come l'individualità si mantenga pur trasmigrando da un corpo all'altro; da come viene descritto in [36, 37, 38], però, sembra una traduzione ebraica del concetto aristotelico di anima forma corporis = l'anima è la forma del corpo, in quanto lo tzelem (detto anche guf ha-daq = corpo sottile) plasma il corpo fisico come uno stampo, e racchiuderà la/le anima/e dell'essere umano dal concepimento fino all'oltretomba.

Da quello che capisco, lo tzelem deve per forza cambiare perlomeno forma da una reincarnazione all'altra (perché diversi sono i corpi che plasmerà), oppure ogni incarnazione riceve un diverso tzelem, e l'individualità risiede altrove.

In ogni caso, una qabalah transumanistica deve comunque superare questa concezione antropomorfa dello tzelem.

Raffaele Yona Ladu
Orgogliosamente ebre* ed Aspie.

mercoledì 12 ottobre 2016

AspieKippur


È noto che la religione ebraica è più rigorosa di quella cristiana per quanto riguarda il perdono. Chi riceve una richiesta di perdono non è tenuto ad ottemperarvi, ma, così afferma l'Encyclopaedia Judaica, se chi vuole il perdono riesce a convincere dieci amic* ad intercedere per l*i con la persona offesa, l'offes* che rifiuta il perdono pecca come chi l* ha offeso.

La ratio della norma è chiara: se per i romani "tres faciunt collegium = tre fanno gruppo", per gli ebrei dieci persone sono il minimo per costituire una comunità, e si riteneva che l'avere dieci amic* testimoniasse il buon carattere di una persona.

Problema: si può pretendere da un* Asperger di avere dieci amic*? E l'avere dieci amic* è prova di buon carattere? Gli psichiatri di oggi dicono di no - i deficit neurologici de* Asperger rendono loro difficile avere anche un* amic* sol*, e le personalità antisociali hanno un fascino superficiale che può creare intorno a loro una corte di seguaci che credono di essere loro amic*.

Negli anni '60 si sarebbe detto che rifiutare un'ambasceria inviata da un Asperger perché non raggiunge il "minyan = quorum" significa "far parti uguali tra disuguali", per citare Lorenzo Milani, oppure attardarsi nel livello 4 dello sviluppo morale di Kohlberg, quando si potrebbe tranquillamente approdare al livello 5 - con buona pace di chi afferma la superiorità morale de* neurotipic* su* neurodivers*.

Attualmente si conclude che l'applicazione inflessibile della norma è una forma di "abilismo", una sofisticata discriminazione contro le persone Asperger; è vero che ci sono Asperger poliamoros* (come [1]; il termine è riservato a chi ha più partner sessuali - chi accetta questa possibilità ma non li ha viene detto semplicemente "poly-friendly"), ma avere più partner è più facile che avere più amic*.

Raffaele Yona Ladu
Orgogliosamente ebre* ed Aspie


lunedì 10 ottobre 2016

Asperger ed etica, Kohlberg e qabalah















Ammetto che gli articoli [1] e [2] mi hanno alquanto infastidito, [1] più di [2], perché conclude che
Cercare di porre le persone che hanno ricevuto una diagnosi di AS [Sindrome di Asperger] in categorie morali ben definite può rivelarsi un serio problema. Non capiscono del tutto la "regola aurea" ed altri problemi morali che molte altre persone capiscono, ma questo non ne fa persone cattive. Quando ci prendiamo il tempo di capire che i loro motivi possono essere buoni e ci rendiamo conto che non capiscono in modo naturale [intuitivo?] alcuni concetti, forse possiamo giungere ad una rappresentazione più accurata degli stadi della moralità. [Corsivo e parole tra parentesi quadre mie]
Ok, non sono uno "stinco di santo", ma dal 1984 lavoro in una banca (un luogo in cui non si tollerano i disonesti), ed almeno a livello intelletturale capisco la "regola aurea", tant'è vero che di essa ho scritto in [3]. O sono un Asperger atipico, o Denise Drum, l'autrice di [1], non sapeva quello che scriveva.

L'articolo [2] è scritto meglio, ma mi infastidisce il fatto che affronti il problema dello sviluppo morale delle persone con disturbo dello spettro autistico dal punto di vista del diritto naturale [4], mentre io sono un positivista giuridico [5].

È facile colpevolizzare gli autistici per un* giusnaturalista, in quanto quello che è evidente per l*i non è evidente per loro. Inoltre, cosa che i giuspositivisti rammentano sempre ai giusnaturalisti, la legge e la morale hanno obbiettivi diversi.

Prendiamo un caso molto semplice: la legge italiana permette alla madre che non vuole allevare il/la figli* neonat* di non riconoscerl* e darl* in adozione; dal punto di vista morale, è un'aberrazione, perché si incoraggia così l'irresponsabilità.

Il giurista però sa che l'alternativa più probabile non è che la madre allevi il/la figli* comunque, bensì che tenti l'aborto, l'infanticidio, l'esposizione del* figli*. Offrirle la possibilità di mettere il/la bimb* al sicuro senza venirne riconosciuta come la madre e doverl* allevare uccide letteralmente meno dell'intransigenza.

Non pretendiamo dai neurodiversi quello che non pretendiamo dai neurotipici che siedono in Parlamento - ovvero di badare più ai principi che ai risultati! Cerchiamo inoltre di valutare lo sviluppo morale degli Asperger nel modo meno parziale possibile - ovvero, meno influenzato da una filosofia morale o del diritto particolare.

Un buon punto di partenza è [6], in quanto distingue l'autistico (che prova empatia, ma difetta in teoria della mente) dallo psicopatico (ottimo in teoria della mente, mancante in empatia), e spiega le difficoltà dell'autistico nel prendere decisioni morali: la sofferenza altrui lo coinvolge, ma può non rendersi conto di cosa la provoca, ed agire di conseguenza.

La filosofia morale di Hare che ho riassunto in [3], una reinterpretazione dell'imperativo categorico di Kant alla luce dell'utilitarismo di Mill, sembra fatta apposta per un Asperger: descrive la decisione morale come frutto di un calcolo, ma avverte che questo calcolo è spesso difficile (io aggiungo che è in linea di principio impossibile, perché le funzioni di utilità delle persone sono incomparabili - ovvero, anche il miglior neurotipico può non capire se ed in che misura una cosa giova o nuoce ad un'altra persona), e perciò nella vita pratica si ricorre a delle regole di comportamento che portano in circostanze normali a decisioni, se non eccellenti, almeno accettabili.

Hare però non sembra aver studiato lo sviluppo del pensiero morale, e chi lo fa (come anche [6]) si rifà normalmente alle teorie di Lawrence Kohlberg, che vi riassumerò basandomi su [6], [7], [8].

Come dice [9], il padre di Kohlberg, Alfred, era ebreo, e dopo il divorzio dei genitori Lawrence scelse di vivere con lui; inoltre, secondo [10], nel 1947 Lawrence fu tra le persone internate dagli inglesi a Cipro  per aver tentato di portare clandestinamente degli ebrei nel futuro Stato d'Israele (era il macchinista della nave Paducah, usata a questo scopo come la più famosa Exodus 1947), e dopo il rilascio visse per un po' in un kibbutz - non mi stupisce pertanto la somiglianza del modello dello sviluppo morale di Lawrence Kohlberg, non solo con quello di Jean Piaget [11], ma soprattutto con il modello cabalistico dell'anima di Yitzchaq Luria e Chayyim Vital che ho usato in [12].

Proviamo a riassumere il modello di Kohlberg con questo schema:

  • a) Stadi premorali/preconvenzionali:
    • 1) Obbedienza e punizione;
    • 2) Scambio strumentale;
  • b) Stadi di moralità convenzionale:
    • 3) Conformismo tribale od interpersonale;
    • 4) La legge e l'ordine;
  • c) Stadi di moralità postconvenzionale o basata sui principi:
    • 5) Diritti umani e contratto sociale;
    • 6) Principi etici universali.

E vediamo il modello di Luria e Vidal, ridotto a tre anime delle cinque originarie:

  • a) Nefesh = Anima inferiore, istintuale, motivata al proprio dovere dal timore di Dio;
  • b) Ruach = Spirito, emotivo, motivato dall'amore di Dio e dal desiderio di aderire a Lui;
  • c) Neshamah = Anima superiore, intellettuale, motivata dalla comprensione di Dio.

Secondo l'ebraismo (al contrario che nella filosofia greca e nel cristianesimo), ogni persona può avere fino a cinque anime, e nel modello lurianico le più importanti sono queste tre (perché tutte e tre fanno una persona completa, la persona si reincarna finché tutte e tre sono completamente perfezionate [13], e le ultime due sono accessibili solo all'esperienza mistica [14]): la persona più rozza ha solo la Nefesh; una persona migliore anche il Ruach; la persona superiore pure la Neshamah (in ebraico moderno sentirsi dire Neshamah vuol dire ricevere un gran complimento).

Allo stesso modo, nel modello di Kohlberg, non tutte le persone attraversano tutti gli stadi dello sviluppo morale - pochissimi arrivano al sesto stadio, e le persone più rozze nemmeno da adulte vanno oltre il primo.

E quando si attraversano i vari stadi? Secondo Kohlberg, gli stadi premorali/preconvenzionali non vengono superati prima dei 10-13 anni, e quelli di moralità convenzionale durano almeno fino alla mezza età - la maggior parte delle persone si ferma qui.

E secondo la qabalah? La Nefesh viene ricevuta alla nascita (altrimenti il corpo non può letteralmente respirare), il Ruach all'età del bat/bar mitzwah (12-13 anni), la Neshamah al ventesimo anno - sempreché il soggetto sia uno tzadiq = giusto, altrimenti l'ingresso di codeste anime viene ritardato così tanto da rendere magari necessarie una o più reincarnazioni.

Dopo aver evidenziato le contiguità tra il modello di Kohlberg e quello di Luria e Vital, posso chiedermi se davvero gli Aspie sono incapaci di comprendere completamente la "regola aurea" come afferma [1].

Innanzitutto, la "regola aurea", secondo Kohlberg, viene completamente compresa soltanto al sesto stadio dello sviluppo morale, che anche tra i neurotipici pochissime persone raggiungono. Non sarebbe quindi particolare demerito essere tra le moltissime persone che non ci arrivano, ma è comunque assai fastidioso sentirsi dire che la neurodiversità rappresenta un ostacolo insormontabile.

Inoltre, come ho ricordato in [3], la "regola aurea" non è cosa che si possa applicare istintivamente, come ben sapeva rav Hillel il Vecchio, che disse al candidato alla conversione che lo infastidiva:

Quello che a te è sgradito al tuo prossimo non lo fare. Questa è tutta la Torah, il resto è COMMENTO. Va' e STUDIA. [bShabbat 31a].

I rabbini avvertono che lo "studiare" serve proprio a sviscerare tutte le conseguenze di codesto principio etico fondamentale, basandosi anche sull'esperienza dei predecessori, racchiusa nei "commenti"; ed il principio agostiniano: "Ama e fa' ciò che vuoi" non ha impedito ai cristiani cattolici di sviluppare una complicata casistica per la loro teologia morale.

È difficile il compito, non arzigogolata la mente umana. E non c'è niente che un neurodiverso non possa fare, nel trarre le conseguenze della "regola aurea".

Nel riassunto che Coverston fa in [8] delle teorie di Kohlberg, è scritto del sesto livello: "Si comprende che Dio dice quello che è giusto proprio perché è giusto; non è che quello che dice è giusto perché è Dio a dirlo". Questo è un principio ebraico, ben spiegato in [15]: Dio non potè aver ragione nemmeno con dei miracoli, perchè, avendo egli investito i rabbini del potere di stabilire a maggioranza cosa era conforme o meno alla legge ebraica, dovette accettare il loro giudizio.

Nel brano talmudico citato [bBava Metzi'a 59a-b] si sente il sapore di una prova di forza, ma anche dello stesso spirito che ha animato gli ebrei che hanno chiesto conto a Dio delle particolari sofferenze che subiva il Suo popolo. E prima ancora Abraamo, che così rimproverò Dio in Genesi 18:25:
Non sia mai che tu faccia una cosa simile! Far morire il giusto con l'empio, in modo che il giusto sia trattato come l'empio! Non sia mai! Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?

Siamo al sesto stadio dello sviluppo morale, anche se Abraamo qui non va fino in fondo per paura che Iddio si adiri e lo uccida (ho apprezzato molto un commento che fece la pastora Letizia Tomassone, da una prospettiva cristiana: Abraamo avrebbe dovuto continuare a trattare fino ad un giusto solo - il giusto in questione, Gesù Cristo per la pastora, avrebbe impedito la distruzione delle città e del mondo).

In un personale commento a Giona [16] ho lodato chi è andato oltre le paure di Abraamo, come Mosé che, intercedendo per il popolo ebraico che aveva peccato, dice che preferisce morire con esso che essere il capo di un nuovo popolo di santi, od i marinai che, pur di non gettare in mare Giona, cercano di approdare a riva durante la tempesta (questo in una tempesta "normale" non lo si deve fare perché significa far naufragare la nave), preferendo morire insieme con lui piuttosto che farlo morire.

Raffaele Yona Ladu, Genderqueer
Orgogliosamente ebre* ed Aspie

lunedì 3 ottobre 2016

Trans 101 per Jorge Mario Bergoglio










Ho scritto, in qualità di vicepresidente di Lieviti, l'articolo [1], e l'articolo [2] mostra un papa che sembra voler correggere il tiro sull'argomento, guadagnandosi l'approvazione solo parziale dei cattolici LGBT che si riconoscono in [3].

Io non vedo motivo di correggere quello che ho scritto in [1], ed intendo invece spiegare perché è pericoloso seguire i consigli del papa, se si hanno dei figli.

Leggiamo questo brano di [2]:
Un padre francese mi raccontava del figlio di dieci anni: alla domanda "cosa vuoi fare da grande" ha risposto: la ragazza! Il padre si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria gender, e questo è contro le cose naturali.
Allora, visto che sono sia genderqueer che Asperger, credo di poter parlare di queste cose sulla base della mia esperienza, che mi porta a confermare quello che l'autrice di [4] dice a pagina 10 del documento:
Ma più comune è il crossdresser che è sotto stress estremo, ha una grave perdita nella sua vita, e fugge temporaneamente nella femminilità. È lì che è abituato a recarsi per la consolazione, e la protezione dal male che gli può essere fatto accidentalmente [safety] o deliberatamente [security], ed allora comincia a pensare di essere transessuale, ma quello che accade nel tempo durante una psicoterapia, anzi, semplicemente con il passare del tempo, se la spinta è davvero una spinta che viene da dentro, è che alla fine si rende conto che è fondamentalmente un crossdresser. Perciò, se sei un crossdresser, una cosa a cui devi badare se scopri che ti stai muovendo verso il femminile, è verificare quanto stress stai affrontando; vedere se hai avuto delle esperienze che potrebbero spingerti a voler fuggire in quest'altra identità.
Lin Fraser è una psicoanalista junghiana di San Francisco, CA, USA, che dal 1971 si occupa anche di persone trans, e tenta una riscrittura della psicologia ("dottrina dell'anima") junghiana che sia inclusiva delle persone LGBTQIA+; l'articolo è del 1990, ma il brano citato spiega bene la mia esperienza e per questo lo propongo.

Il brano parla di adulti, ma non escludo che ci siano bambin* che abbiano lo stesso problema; perciò il genitore che nota disforia di genere nel* propri* figli* non deve chiedersi se qualcuno ha detto al* figli* che è possibile cambiare genere anagrafico; deve cominciare con il chiedersi se il/la figli* non stia affrontando uno stress superiore alle sue possibilità, e se una qualche esperienza dolorosa (e magari ricorrente) non sia diventata l'innesco [trigger] di questa disforia.

In quest'indagine occorre partire dal presupposto che l'esperienza del* figli* è genuina, ma occorre capire che cosa la causa, ed intervenire in un modo che giovi a l*i qualunque sia l'esito di questa disforia - indagare e rimuovere lo stress insostenibile è positivo in ogni caso.

Non è quello che propone un'organizzazione transfobica (nonchè omofobica e bifobica) come l'autrice di [5], un articolo dell'agosto 2016 di cui vi riporto un brano significativo:
La letteratura che riguarda l'eziologia ed il trattamento psicoterapeutico della disforia di genere nell'infanzia si basa grandemente sugli studi dei casi clinici. Questi studi suggeriscono che il rinforzo sociale, la psicopatologia genitoriale, le dinamiche familiari ed il contagio sociale favorito dai media generalisti e dai social, tutte queste cose contribuiscono allo sviluppo e/o alla persistenza della disforia di genere in alcuni bambini vulnerabili. Potrebbero esserci anche ulteriori fattori aggiuntivi ancora non riconosciuti.
Quali studi consentano di psicopatologizzare i genitori (???) oppure di attribuire alla società un'atteggiamento eccessivamente positivo (!!!) verso le persone trans l'articolo non lo dice (e sì che non mancano le note a piè di pagina!) - quello che è chiaro è che la disforia di genere viene ritenuta una cosa che non è propria del* bambin*, ma gli/le viene imposta da un ambiente sociale malsano e (a continuare la lettura dell'articolo) da una famiglia malata o che non segue i consigli degli autori.

L'esperienza che il/la bambin* vive viene trattata con meno serietà di un raffreddore, e questa non è la ricetta per curare la disforia di genere, ma per perpetuare ed aggravare lo stress del* bambin*, con le conseguenze paradossali che ho già spiegato. Mi è già capitato nella vita adulta, e non voglio che accada ad altri.

Inoltre, l'unica condizione medica (anzi, famiglia di condizioni mediche) che gli autori di [5] prendono in considerazione come possibile causa di disforia di genere è l'intersessualità - e per un motivo molto semplice: nella loro concezione della natura umana, il genere è allineato al sesso, e solo un disturbo nello sviluppo sessuale può essere per loro causa plausibile di genuina disforia di genere.

Eppure si è notato (dal 2004 almeno, a giudicare da [6]) che almeno un'altra condizione medica (neurologica, per la precisione), che non ha niente a che fare con l'intersessualità, può avere per sintomo la disforia di genere: la Sindrome di Asperger, quella di cui sono orgoglioso ad onta di tutti gli inconvenienti che mi procura.

È vero che gli studi citati in [8] ed [9] devono essere replicati ed approfonditi prima di confermarne i  risultati, ma ho cominciato a sospettare di avere la Sindrome di Asperger (poi ufficialmente diagnosticata - vedi [7]) proprio indagando sulla mia personale disforia di genere, e questo rende perfettamente credibile ai miei occhi ciò che afferma [9]: il 25% de* bambin* con disforia di genere potrebbe soffrire di Sindrome di Asperger.

I motivi per cui accade sono oggetto di supposizione: la psicologa che mi ha diagnosticato rammenta che gli Asperger imitano inconsapevolmente le persone che amano, e chi ama una lesbica può cominciare perciò a comportarsi come una lesbica; io faccio notare che le persone con la Sindrome di Asperger sono molto sensibili, vengono quasi sempre ferocemente bullizzate, e gestiscono malissimo lo stress - perciò almeno alcuni di loro potrebbero ricadere nel caso del "crossdresser ultrastressato".

Dalla Sindrome di Asperger non si guarisce, essa nuoce ai rapporti sociali, ed a molti pazienti (non a me) rende molto difficile od impossibile la guida di un veicolo stradale (perché guidare richiede saper prevedere il comportamento degli altri utenti della strada, cosa in cui gli Aspie sono alquanto deficitari); ma una diagnosi precoce aiuta il/la paziente a gestire meglio la propria condizione.

Non fa quindi un favore Jorge Mario Bergoglio a* bambin* che hanno disforia di genere ed ai loro genitori dandone la colpa alla cosiddetta "teoria del gender". Queste parole servono solo a ritardare una diagnosi efficace e ad aumentare la sofferenza.

E se un* bambin* non è nè stressat* nè Aspie, e la sua disforia di genere risulta "idiopatica"? O, anche se si può identificarne un "innesco", essa ha comunque assunto vita propria e l'identità di genere del* bimb* non coincide (più) col genere anagrafico? Se ne prende atto e l* si fa seguire da un'équipe che l* aiuti a trovare la soluzione migliore per l*i - ma il presupposto è sempre che l'esperienza è genuina e proviene dal paziente.

Jorge Mario Bergoglio dice in [2]:
Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali. Li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare, come faceva Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriverà davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale. 
(...) 
L'anno scorso ho ricevuto la lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia. Ha sofferto tanto perché lui si sentiva un ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Ha raccontato alla mamma che avrebbe voluto operarsi e lei gli ha chiesto di non farlo finché era viva. Quando è morta, lui si è fatto l'intervento. È andato dal vescovo che lo ha accompagnato tanto, era un bravo vescovo. Poi ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto che per lui sarebbe stata una consolazione venire da me con la sua sposa. Lui che era lei ma è lui. Li ho ricevuti, erano contenti. Capito? La vita è vita, le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è peccato, ci sono le tendenze, gli squilibri ormonali, esistono tanti problemi. Ma in ogni caso bisogna accogliere, accompagnare, studiare, discernere e integrare. È un problema umano, e si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio.
Ritengo insufficienti i gesti del papa; in ogni caso, sembra che non ci siano persone trans dichiarate nella Cura romana capaci di dirgli: "Santità, la nostra condizione non è come Lei la descrive. Il 'pentalogo' dell''accogliere, accompagnare, studiare, discernere, integrare' non è applicato fino in fondo".

Raffaele Yona Ladu
Orgogliosamente ebre* ed Aspie
Dottore in Psicologia Generale e Sperimentale